Tutti si auguravano che il gol segnato contro il Napoli, da subentrato, fosse l’auspicio per una pronta rinascita di Paulo Dybala, dopo il calvario dovuto all’infortunio al ginocchio. Da quel 7 aprile è passato quasi un mese, che in termini calcistici vuol dire cinque partite. Quattro ne ha giocate da titolare, ovvero dall’Atalanta in poi. Nessuna memorabile, anzi, chi si aspettava un ritorno della Joya in grande stile è rimasto deluso.

JOYA REPRESSA - Lo squarcio di gioia contro i partenopei è stato progressivamente sepolto da prestazioni anonime, in cui ha mostrato sì qualche segnale positivo, ma per incidere serve altro. Guizzi intervallati da prigioni, sia tattiche che mentali. Il suo estro sembra ingabbiato da un sistema, quello di Pirlo, che dopo un anno di pratica non ha portato grandi risultati. La sua arte sembra rimanere nelle intenzioni, nella testa, lui che sta vivendo la stagione più complicata della sua carriera. Non trova continuità nelle giocate che darebbero anche un senso al suo continuo moto sulla trequarti. E per un giocatore di talento come lui, sono quasi tutto.

NUOVE OCCASIONI, MA IL RINNOVO… - In sintesi, Dybala ha avuto chances di riscatto. Sprecate o quasi, perchè da lui ci aspetta qualcosa di diverso. Qualche gol, qualche assist illuminante, qualche gioia per gli occhi. Il tempo stringe, mancano quattro partite per centrare la Champions e la finalissima di Coppa Italia, ovvero nuove occasioni dove lasciare necessariamente la sua impronta, come ha fatto Ronaldo contro l’Udinese. Poi, a stagione finita, sarà il momento delle decisioni. Dybala vive con un continuo ronzio in testa, il rinnovo del contratto in scadenza nel 2022. E forse anche l’incertezza sul suo futuro sta giocando un brutto scherzo sul campo…