C'è chi dice che un portiere bravo si vede quando non viene quasi ma coinvolto in 90' ma in quelle poche volte si fa sempre trovare attento. Una teoria portata avanti anche da ex campioni in quel ruolo, e se è vero allora Gigi Buffon contro il Napoli si è confermato ancora una volta un giocatore decisivo. E guai a chiamarlo ex. Ha fatto tre parate di numero. Né una in più, né una in meno. E neanche difficilissime, a dire la verità. Per lui poi, figurarsi. In tante altre occasioni si è superato, ma stavolta è stata ordinaria amministrazione.

SICUREZZA - Eppure quella sicurezza che dà Gigi tra i pali, nessuno mai. Perché è vero che non sono stati interventi decisivi, ma lui c'era. Sempre e comunque. Attento e pronto a ogni situazione, con l'occhio lungo come sapesse già quello che sarebbe successo pochi attimi dopo. Esperienza. E qualità. Basta la sua presenza per dare tranquillità alla difesa e spaventare gli avversari. Gigi si è arreso solo sul rigore di Insigne, che l'ha spiazzato col pallone calciato alla sinistra del portiere. Pazienza, capita.

CHI PARA E CHI NO - Per il resto, tre tiri e tre parate. E mica è scontato. Per informazioni chiedere a Szczesny che fa ancora gli incubi ripensando al derby col Torino. La differenza è tutta lì, nelle tre conclusioni nello specchio della porta: Buffon le ha parate, il polacco no. E Pirlo, in vista dello scontro diretto per la Champions, non si è fidato. Porte girevoli: fuori Szczesny dentro Buffon. L'amico Gigi. "Pensaci te" gli avrà detto Andrea. 

AVANTI COSI' - Decisivo, altro che vecchio. 43 anni e non sentirsene neanche 34. La voglia di continuare ad andare avanti da protagonista, continuare a stupire a suon di record e tuffi tra i pali. Il contratto con la Juventus scadrà a fine stagione, il futuro di Buffon è ancora tutto da decidere ma ieri sera ha dimostrato che non ha nessuna voglia di smettere. E che bastano tre parate per vincere una partita.