Gigi Buffon è uno degli ospiti del Circolo dei Lettori di Torino per la presentazione del libro di Alessandro Alciato "Non pettinavamo mica le bambole", che tratta le storie delle ragazze della nazionale italiana di calcio. Oltre a Gigi e al giornalista sono presenti anche Alberto Infelise, ​Evelina Christillin e ​Marta Carissimi, centrocampista del Milan e della nazionale italiana.

BUFFON: "Juve-Parma? La prossima settimana abbiamo l'altro turno di Coppa Italia, credo serenamente di non giocare, dovremmo incontrare poi la Roma o il Parma stesso, l'incontro sarebbe solo rinviato. Record in Serie A? Sono soddisfazioni personali che mi gratificano e mi rendono orgoglioso.E' giusto esserlo. La vita è fatta di sacrificio e sudore ma anche cose belle e frivole. Quello che mi interessa non me lo sono mai proposto e non voglio essere un modello per bimbi e persone, non ho questa aspirazione, non sento la necessità di educare nessuno. Molti vorrebbero addossarti anche questo tipo di responsabilità. Come dico sempre l'educazione di un bimbo, un ragazzo o un adulto, spetta al genitore. Posso essere uno spunto di riflessione. Se una famiglia è a tavola e alla tv e vedono Buffon che fa 700 partite in Serie A il papà dice: 'Vedi Buffon aldilà dell'uomo che non conosco ha avuto il carattere di soffrire in certi momenti, la capacità e l'umiltà di migliorare'. Voglio essere questo per i miei figli, non lo faccio in modo esplicito altrimenti gli darei una pressione che non meritano. Sono ancora bimbi e fragili e devono avere la loro spensieratezza. Ma con segni impliciti spero che loro colgano questo segnale".

Carissimi: "Se si parla di calcio femminile come se fosse un sport diverso, qualcosa che non va c'è. Il processo che in parte è avvenuto col Mondiale. Uno spettatore allo stadio non può pretendere di vedere la velocità dell'uomo nella donna ma può vedere le stesse doti tecniche. Quelle di Marta sono le stesse di Messi, Ronaldo o altri giocatori. Deve esserci questo passaggio. Se facciamo paragoni con il maschile il calcio femminile in Italia non evolverà mai. Se lo spettatore va al campo o guarda la tv per vedere il calcio femminile come la pallavolo dove gli scambi sono più prolungati potranno apprezzare le qualità tecniche. Nel femminile qualcosa si è perso, se entra il business qualcosa si perde ma ora le simulazioni non si vedono c' più fair-play, pi sportività. Nel 2010, una giocatrice che ora ha smesso ma che ha fatto la storia in uno scontro di gioco si è tagliata il sopracciglio. Loro, che stavano perdendo con il Messico, arrivano con uno spara punti e la curano. E' un caso estremo ma c'è un pò questo. La donna si lamenta meno, sono multitasking, gli uomini su alcune cose fanno più fatica. La sofferenza della donna fa si che abbia una forza diversa. I sacrifici che le donne devono fare a calcio non sono quelle degli uomini che hanno strutture e un mondo diverso, una strada spianata. Hanno cose che nel femminile non sono ancora arrivate. Come tutte le cose, quando conquisti qualcosa non te la fai scappare. Dal Mondiale a una partita all'Allianz Stadium".

BUFFON: "Tra 10 anni il calcio femminile sarà come noi vorremo vederlo. Loro il primo messaggio chiaro e forte l'hanno dato questa estate, ma è stato il primo, il più importante di quella che sarà un'ascesa più gloriosa. Quello che penso realmente è che loro anche in quanto calciatrici, e parlo anche di gesti tecnici, in questi ultimi anni sono evolute e migliorate tantissimo. Ho visto alcune partite del Mondiale volentieri, e l'ho ritenuta gradevole come contenuti tecnici, ritmo, agonismo. Uno spettacolo apprezzabile, ci sarà sempre un dislivello tra il calcio maschile e femminile, è uno e lo sarà per sempre. Certe attitudini, purtroppo o menonale dà cose migliori alle donne e agli uomini. Quello in cui sono riuscite ad accomunare tutti e dare emozioni a tutti, che è la cosa importante e che loro sono riusciti a fare. Quando regali emozione ad uno spettatore a qualcuno che si approccia a te, tornerà a vederti per riprovare quel brivido. Negli USA il calcio femminile è più importante di quello maschile, loro hanno avuto anche la bravura e la facilità di proporre un calcio vincente per poter dire: "Io sono rappresentata dalla numere uno". Questo deve stimolare il calcio italiano per diventare competitive ai massimi livelli".

Carissimi: Adoravo Zidane, essendo di Torino, Pirlo, Gigi anche se faccio un altro ruolo. Ho sempre cercato di guardare in ognuno di loro, ho trovato modelli nel calcio femminile, una di queste è l'attuale allenatrice della Juve Rita Guarino anche se lei fa l'attaccante e io la centrocampista. Sono persone e atleti, prima di fare qualsiasi tipo di sport a livello agonistico, prima di diventare calciatrici o calciatori bisogna essere atleti nella vita di tutti i giorni. Sono modelli che hanno contenuti e guardavo a loro in questi termini. Mi reputo fortunata perché non ho avuto difficoltà o impedimenti. Vengo da un piccolo paesino, Gassino. Giocavo con mio fratello e mio papà, ma facevo altri sport come pattinaggio di velocità. Io arrivo da un paese fuori Torino e c'era un allenatore che aveva anche altre cose e disse che la squadra non si poteva fare. Io andai a giocare con i miei compagni perché si poteva, alla fine mia mamma mi disse 'Tanto patisci il freddo, coi primi freddi smetterai'.Non ho più smesso. Non ho mai avuto impedimenti, l'unica cosa era che io andassi bene a scuola. Nel femminile c'è un passaggio obbligatorio: ebbi una deroga per giocare a 15 con quelle di 15 e dopo il passaggio, dovevo andare con le ragazze c'erano meno squadre per le ragazzine, non c'erano i vivai, andai al Torino che al momento era in Serie A ed era la squadra più forte poi ho proseguito altrove. Non ho avuto né impedimenti néagevolazioni. Mi sono ritrovata in situazioni in cui non c'era spogliatoio, i cambiavo coi ragazzi, a volte andavo nello spogliatoio degli arbitri. Una volta al campo di allenamento mi avevano dato uno sgabuzzino a un certo punto un dirigente mi guarda e mi dice 'Tu non puoi stare qua, c'è materiale ecc'. Sono cose che ricordo col sorriso. Quando prima si parlava e parlavo di dare opportunità alle ragazze di fare del calcio la loro professione è perché io non ho potuto ma rifarei tutto. Però non auguro a nessuno di fare quello. Un atleta deve fare l'atleta.Non amo parlare di me, io ho deciso, sapendo che il calcio non aveva un futuro e ufficialmente non lo ha ancora. Ho studiato mi sono laureata a Torino al Politecnico e ho iniziato a lavorare, Ho un'azienda di famiglia che mi permette di fare le due cose. Io gioco al Milan ma vivo a Torino, non auguro a nessuno di alzarsi alle 6, prendere la metro, allenarsi e poi prendere l'auto e andare a lavorare. Io questo lo faccio ma se penso a un futuro per le ragazze mi auguro possano fare la stessa carriera di Gigi. Auguro loro anche di studiare e avere contenuti perché lo sport è bello, forma, ti fa creare obiettivi ben chiari a breve e lungo termine e ti dà disciplina ma lo studio fa lo stesso, ti arricchisce culturalmente, ti fa conoscere cose che prima non conoscevi. Sport e sportivi devono arricchirsi anche dallo studio, dalle passioni, lo sport dà e toglie nel giro di pochissimo. Alla fine rimane la persona ed è cosa fa la differenza".

Sempre Alciato: "Laura Giuliani ora è titolare però per arrivarci è dovuta passare dalla Germania. Lavorava in panetteria e si alzava la mattina presto per lavorare e poi andava ad allenarsi. C'è chi staccava la testa alle bambole per utilizzarle come pallone. Per le bimbe avere un idolo come donna è un altro passo avanti dal punto di vista culturale. Prima si giocavano finali su campi senza righe, con premiazioni su tavoli di plastica. Nel libro si parla di tutto, compresa l'omosessualità, che nel calcio è tabù e qui no. Sono state sincere nel raccontare e la bellezza delle rispettive storie. Mi piace che ci sia Marta perché come dice la Bertolini dimenticare chi ha portato la nazionale fino ai Mondiali sarebbe il più grave dei peccati. Più se ne parla e più facile raggiungere gli obiettivi di cui Evelina parlava prima. Dimenticare chi c'è stato prima e dimenticarsi di chi c'è adesso sarebbe un grande freno a un movimento che sta andando a grande velocità come adesso".

BUFFON: "Ieri sera ho avuto la forza di scendere in campo ancora (ride ndr). ​"Invidio qualcosa al calcio femminile? No, per natura non sono una persona che invidia, non ho questo approccio. Ho notato il grande interesse da parte di una nazione, i miei figli guardavano le partite con grande interesse, tutte non solo l'Italia, poi se c'era l'Italia ancora meglio. Ero all'Isola del Giglio quando giocava l'Italia questa estate e ho notato che in giro per l'isola c'erano 3-4 bar pieni con persone attaccate allo schermo a tifare Italia. E' questa la loro vera vittoria. Ci sono due piani: quello economico di cui parlavamo prima e poi c'è un discorso umano e di sesso. La loro vera vittoria di questa estate, a prescindere dal fatto che si siano fatte amare è che si sono conquistate il diritto a continuare e inseguire il loro sogno. Facendo questo la gente ha dato loro una dignità che prima sembrava quasi non avessero, questa è stata la loro grande vittoria, una vittoria sociale e mentale. In Italia abbiamo una società fondata sulla famiglia patriarcale, sul papà che andava a lavorare e poi al bar, ora sta cambiando. Quando ero piccolo c'era la Carrarese, la squadra femminile giocava in Serie A e queste ragazze venivano derise e sbeffeggiate. La cosa sin da bimbo mi faceva male perché alla fine tutti abbiamo il diritto ad avere un sogno, ad avere una passione e nessuno può avere o sentirsi in dovere di far si che loro non possano inseguire questa cosa, mi sembrava una cosa così strana. Ora hanno fatto il Mondiale e ricevuto consensi e io lo trovo normale. Ma il fatto che ne stiamo discutendo mi fa capire che non è così. Da questo capisco che ci sono preconcetti e luoghi comuni da abbattere. In Francia questo preconcetto non c'è, là era una cosa normale che le donne potessero avere una vetrina così importante per mostrare le loro qualità, umane e sportive".

18.51 - Christillin: "Come consigliere dalla Fifa scrivo quello che scrive Infantino nell'introduzione. Per il prossimo quadriennio la Fifa investe un miliardo di dollari per lo sviluppo del calcio femminile. Ci sono 9 candidature per il Mondiale femminile 2023. Pensate che mercato infinito anche per cose non strettissimamente legate al pallone, c'è un mondo da rivestire e approcciare anche dal punto di vista del marketing. Nel 2018 abbiamo votato a Mosca per il Mondiale 2026 e le candidature erano solo due. Con tutto il rispetto per il Marocco una candidatura non era tanto solida. Come Torino, con lo stadio della Juve, si deciderà a inizio marzo ad Amsterdam per ospitare la finale di Champions nel 2023, l'interesse sta arrivando anche qui. In Uefa e Fifa il discorso sul calcio femminile è infinitamente più avanti che da noi".
 
18.45 - "Il mondiale è stata la vetrina principale che ha dato il là a questa esplosione, è arrivata a tutti, grazie ai media e grazie a Sky e grazie alla Rai. Le partite trasmesse dalla tv nazionale ha permesso di raggiungere chiunque. Per noi era la normalità giocare con passione e sacrificio, quei valori che riportano al calcio di qualche anno fa, i valori intrinsechi nello sport. Sono valori arrivati a tutti. Siamo contente che il Mondo e l'Italia sia sia accorto del calcio femminile, è un percorso che va avanti da anni. Quando nessuno ci conosceva e ci ascoltava, abbiamo ottenuto qualcosa. Io sono della generazione che sta per finire", dichiara Marta Carissimi. "E' stata approvata la legge di bilancio per le società che accettano di mettere sotto contratto le atlete. E' un primo passo. I costi che sostengono i club non sono solo quelli dell'INPS ma tanti altri. Si fa fatica a proseguire in un percorso. La scusa è sempre stata quella che il calcio femminile non rendeva, ma è obbligatorio investire e mi auguro che avvenga coi tempi giusti, non stretti, per creare un campionato di Serie A appetibile da parte di tutti. Ad ora i club maschili che hanno davvero investito nel calcio femminile sono 4: Juve, Milan, Fiorentina e Roma. Poi c'è l'Inter che arrivato da poco. Bisogna crescere globalmente".

18.42 - Alessandro Alciato presenta il libro. "E' nato da una domanda di mia figlia che voleva sapere le storie delle calciatrici", svela