Non si molla, ed è giusto così!

Su Calciopoli sembrava che la Juventus si fosse assopita, e invece, zitta zitta, sta facendo il suo percorso: prima ha esaurito quello con la giustizia ordinaria, ed ora ha ripreso quello sportivo.
A indicarglielo è stata proprio la prima, quando con la Cassazione si è dichiarata - per la terza volta - incompetente in materia, avallando quando prodotto nel 2006 dal Tribunale federale. E sottolineo 2006, perché tutto quanto emerso in seguito non è stato preso in considerazione con la dovuta attenzione.
Lo prova, per esempio, l'aver ancora tenuto conto, nelle sentenze, di episodi già ampiamente chiariti, tipo la chiusura dell'arbitro Paparesta negli spogliatoi da parte di Moggi: esiste al riguardo una sentenza del Tribunale di Reggio Calabria che praticamente sancisce l'infondatezza di quella storia (però nessuno la cita mai).

Andrea Agnelli ha quindi ripreso in mano la questione - voglio sperare, dopo anche aver raccolto l'invito de ilBiancoNero.com e ascoltato le giuste ragioni di Moggi - e presentato duplice ricorso: uno al Collegio di Garanzia del Coni, l'altro al Tribunale nazionale della Figc.
L'intenzione resta sempre la stessa, ovvero costringere appunto la giustizia sportiva a riaprire il processo sportivo su Calciopoli, sulla base di tutte le novità emerse in questi 12 anni sulla vicenda.

Nuove intercettazioni, ma non solo.

Tipo la recente sentenza sulla diatriba Moggi/Gianfelice Facchetti, che già in due gradi di giudizio ha dato ragione al primo, sostenendo nelle motivazioni che Facchetti senior faceva lobby con gli arbitri.
Non me lo invento io, lo ha detto un giudice del Tribunale di Milano, città dove insegnano che le sentenze vanno accettate e rispettate.
Lo aveva pure scritto, già nel 2012, l'ex Procuratore federale Palazzi nella sua relazione, arrivata però troppo in ritardo sui tempi giudiziari e consentendo quindi agli imputati di avvalersi della prescrizione.

Non solo: pure la giustizia ordinaria ha sancito, nelle sue sentenze, l'innocenza della società Juventus nelle vicende calciopolari, e quella sportiva non è mai riuscita a trovare una sola prova in grado di dimostrare la compravendita di una partita e, di conseguenza, la manipolazione dei campionati 2004/05 e 2005/06 (tra l'altro, mai finito sotto indagine), ritenuti regolari dalla stessa Corte federale.

Adesso, si riparte, con tanto materiale aggiuntivo da esaminare, con buona pace di Massimo Moratti e del tenente colonnello dei Carabinieri Gabriele Auricchio, convinti che la Cassazione avesse posto una pietra tombale e definitiva su Calciopoli. Non sarà così.

A proposito, ma Moratti non aveva dichiarato che con Agnelli era sbocciata un'amicizia?