Darei una Coppa Italia per sapere esattamente quali erano i pensieri, agili come gabbiani, che intasavano i neuroni di Rocco Commisso, patron della Viola, mentre risaliva col passo di Khedira i gradini del Franchi, dopo la debacle di fronte al proprio pubblico di una squadra pallida ed impaurita. “Mannaja a santu Ruoccu” avrà esordito da buon calabroamericano, “ma chi me lo ha fatto fare a venire ad investire a Firenze”, piazza notoriamente esagitata e perennemente ai nastri di partenza, anno più anno meno, aggiungo per completezza di informazione. “Me ne stavo talmente 'easily businessman', con tutti i miei 'faithfully guys', sulle prime pagine del New York Times, continuando a tifare Juve… And now...mi consolo col panorama da piazzale Michelangelo ed i 'bad boys' della Fiesole. Alas, what a pity, enormous pity”.

Commisso non è da solo, a parziale consolazione sua e di Barone tuttofare. Da tempo Pallotta sta in tutti i modi cercando un acquirente per cedere la Roma. Un acquirente o una cordata, tutto fa brodo, purché la si faccia finita con l'esperienza romana, che ha prosciugato le risorse e ripagato una cippalippa di un bel niente. Essendo poi vicino al Vaticano, gli si è fatto vedere troppo sovente una stella cometa dalla luce folgorante di uno stadio illuminato in notturna, ma al solo atto di toccarla, la luce se ne andava e ciao sogni di gloria. Mister Pallotta, Roma è più abbordabile per buche che per...catini, sia pure sportivi. E così, sull'ingresso dell'Olimpico dalla parte della curva sud, appare un cartello con scritto: “On sale”, magari senza marca da bollo, alla romana.

L'unico uomo di affari che con il calcio italiano ci ha guadagnato è stato Thohir che, a colpi di 8% di interesse sul credito pagato da Moratti e i suoi seguaci, ha salutato la Madunina con le tasche piene di un metallo molto simile al colore di essa sul pennone del Duomo. Avviso ai naviganti: Suning applica circa lo stesso tasso e non si capisce perché un giorno non dovrebbe chiedere il conto. Forse che la rivalità tra prescritti e juventini gli riempie le tasche? Come si direbbe all'ombra del Colosseo: “A illusi, che me state a sviluppà”.

Vorrei sapere se si hanno notizie di Yonghong Li, il sedicente tikoun cinese, ancora indagato per falso in bilancio (depenalizzato dal precedente a lui presidente, roba da Pirandello alle prime armi). Al Milan ardono dalla voglia di saperlo, anche se con Elliot toccare il...fondo è assicurato.

Quasi quasi a Commisso è andata di lusso, se non altro i Della Valle gli terranno da parte una collezione di scarpe, avendogliele fatte da esperti del settore.

A che punto siamo arrivati: costretti per onor del vero a tessere le lodi di Lotito, famoso latinista di Trastevere, che ha resistito impassibile ai ricatti degli ultras ed ora ha le redini della società in mano, i conti in ordine ed una gran bella squadra in campo. E come lui, ride sotto i baffi Percassi che ha portato con il pragmatismo dei padani l'Atalanta nel Gotha dell'Europa e nella nobiltà italica.

Anche a Torino i conti cantano. O di qui o di là dal Po, che sia borgo Po o Vanchiglia, le società subalpine non stanno esplodendo, anche se in casa Agnelli si fa più fatica a gestire la “grandeur”. In casa granata si è più soggetti a contestare il presidente a targhe alterne, rischiando di far fuggire anche i Sergio Rossi del momento e poi pentirsi amaramente.

Il calcio agli italiani, insomma. Lungi dall'essere uno slogan leghista, è la verità che emerge poco per volta anno dopo anno. Napoli compresa, tra un film ed un ex allenatore sovrapremiato dalla sorte. Le capacità nostre potrebbero essere motivo di consolazione, almeno fino al prossimo esproprio di un pezzo di Italia, senza che gli abitanti facciano una piega. Perchè siamo malati di esterofilia; d'altronde, la storia insegna che il motto più gettonato recita: “O Francia o Spagna, purché se magna”. E ce se magnano, vivi.