Dal giorno in cui è esploso il “caso Ronaldo”, con il nome del campione portoghese a occupare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, un’autentica marea opinionistica ha invaso le reti del web. Milioni di interventi il cui tenore era ed è pressoché monocorde rispetto ad un giudizio che si sofferma sulla superficie relegando il “fatto” dentro i confini della moralità o del suo contrario e mettendo a confronto due partiti. Quello formato da chi si schiera con il giocatore. Quello composto da coloro i quali appoggiano il teorema della donna che lo accusa di stupro.

I commenti suggeriti da questa balorda vicenda sono perlopiù improntati all’ironia, alla parolaccia e all’insulto. Un “gioco” che rivela quanto qualunquismo e quanta faciloneria vi siano nei pensieri della gente “malata” di gossip a oltranza. In realtà sarebbe buona e giusta cosa smetterla una volta per tutte con questo tipo di atteggiamento codino e farisaico perché il “caso Ronaldo”, per pruriginoso che possa apparire agli occhi di chi lo giudica una sorta di “commedia sexy”, in realtà rischia di produrre una tempesta perfetta la quale potrebbe sconvolgere l’esistenza stessa dei protagonisti e di coloro i quali gli ruotano intorno con risultati a dir poco catastrofici.

Non voglio minimamente entrare nel dibattito, odioso e da guardoni, aperto sulla questione “tecnica” del rapporto consumato da due giovani in una camera di hotel a Las Vegas. Evito accuratamente anche soltanto di presumere che Ronaldo sia uno stupratore seriale ma anche che le sue accompagnatrici siano delle incallite ricattatrici prive di scrupoli. Dare un giudizio in tal senso significherebbe osare di voler entrare, come un ladro con il grimaldello, nella morale di ciascuno degli attori di quella che poteva apparire una farsa ma che di fatto possiede tutte le caratteristiche per trasformarsi in una tragedia. Il problema, quello autentico, non è dunque legato a che cosa accadde nove anni fa, ma a quello che potrebbe succedere se, come pare ormai probabile, Ronaldo verrà incriminato e poi processato dalla Giustizia americana.

Negli Stati Uniti, dove il puritanesimo ha sempre condizionato il pensiero comune anche al di là delle pressioni operate dal movimenti come quello di Me Too, ogni accusa di violenza sessuale viene presa in maniera tremendamente seria al pari dell’evasione fiscale. Nessuno può pensare di poterla fare franca e nessun americano protesta se vede finire in carcere un famoso attore ottantenne condannato per violenza sulle donne. Il regista Roman Polansky, da anni, non può più mettere piede negli Stati Uniti dove verrebbe immediatamente arrestato in quanto “stupratore” di una minorenne. Ronaldo, se si aprirà un procedimento giudiziario a suo carico, per evitare l’estradizione e per non dover sedere sul banco degli imputati negli Usa avrebbe soltanto una via di fuga. Quella di tornare a vivere e ad abitare in Portogallo.

A questo punto, se ciò dovesse accadere, anche un bambino riuscirebbe a capire la portata devastante di un simile evento che, partendo dal calciatore, provocherebbe un effetto domino inarrestabile nel quale verrebbero coinvolti e travolti, dopo di lui, tutti i suoi partners commerciali e la stessa Juventus la quale subirebbe un danno economico e finanziario di dimensioni epocali dopo aver investito praticamente una fortuna sul campione e sulla sua immagine. Qualcuno vuole leggere adesso il divorzio tra la società bianconera e Giuseppe Marotta come un episodio condizionato da quello che sembra essere un “disastro annunciato” e “previsto” dal quasi ex amministratore delegato. Probabilmente si tratta di dietrologia e, comunque, mai sapremo la vera verità. Ciò che invece appare all’orizzonte in maniera sempre più netta e preoccupante è una nuvola nera che annuncia un uragano impossibile da esorcizzare con l’ironia o con una battutaccia.

@matattachia