La sconfitta del Barcellona nella semifinale di Supercoppa contro l'Atletico Madrid ha fatto saltare il banco in casa blaugrana. Infatti, dopo tanto chiacchiericcio, è arrivato l'esonero di Ernesto Valverde, con Quique Setien venuto a rimpiazzarlo per coronare una carriera che lo ha sempre tenuto lontano da una grande squadra. E ripensando alle motivazioni che hanno spinto il Barcellona ad interrompere così bruscamente il rapporto con il proprio allenatore, viene in mente un altro esonero - seppur più soft - com'è stato quello di Massimiliano Allegri dalla Juventus. Infatti, all'allenatore argentino quanto a quello livornese, sono state accusate quasi le stesse cose: sì, va bene la vittoria dei campionati (2 per Valverde), ma il gioco? E gli scontri ad eliminazione diretta? 

Un motivetto già sentito, specialmente in casa Juventus. Ad Allegri, infatti, sono state imputate le stesse colpe. La differenza, sostanziale, è stata nella modalità. Con Max la Juve ha scelto di aspettare fine stagione, e l'ennesimo Scudetto, a Valverde invece non è bastato il primo posto in campionato attuale per salvare la poltrona fino a giugno. Un'altra coincidenza, poi, si può vedere nel sostituto. A differenza di Maurizio Sarri, Setien ha sempre detto di stimare l'operato del Barcellona, ma analogamente al tecnico della Juve di oggi, anch'egli arriva in una grande in età avanzata (61 anni) e con le stigmate del profeta. Insomma, se la scelta di Agnelli è sembrata inizialmente fuori luogo, il cambio di rotta del Barcellona dovrebbe legittimare, in un qualche modo, chi crede che vincere e basta non sia sufficiente. Specialmente in Champions League.