Quando si pensa agli ingredienti della grande squadra, quelli che fanno la differenza tra un'ottima compagine e uno squadrone ammazza-campionati, una delle caratteristiche più decisive è il timore reverenziale che si incute agli avversari. Quella sensazione per cui il gol prima o poi lo fai, quella consapevolezza non scritta e non detta che l'avversario può giocar bene, fare bella figura, ma inconsciamente parte già sconfitto o quasi. Qualcosa che la Juventus ha messo in mostra per un decennio quasi intero. Avete presente quando i solidi detrattori insinuavano "La Juve vince perché le altre si scansano, manco ci provano?". Ecco, la verità era ovviamente ben diversa, ed era quella descritta sopra. Una realtà che non è più tale.

Ricordate le parole pronunciate da Gaetano Letizia del Benevento dopo il match d'andata finita 1-1? "La Juve non mi fa più paura come in passato." Subito ci siamo scagliati contro di lui, o meglio contro quella boutade che aveva tutta l'aria di una smargiassata dettata dall'euforia di aver segnato il gol ferma-bianconeri, oltre che dalla sua dichiarata fede napoletana. Invece, un girone dopo, con lo stesso Benevento che la scorsa settimana ha fatto bottino pieno all'Allianz Stadium e totalizzato 4 punti su 6 contro i campioni d'Italia, ci ritroviamo a dover ammettere che Letizia aveva pienamente ragione.

Perché questa è la sensazione che ormai serpeggia guardando le partite della Juve. Per quanto la squadra possa offrire buoni sprazzi, per quanto possa provarci e attaccare, non ti dà più quella sensazione che prima o poi il gol lo segna, e che una volta che va in vantaggio poi col cavolo che la rimonti. E queste sensazioni, se le percepiamo noi che guardiamo le partite, figuriamoci se non la avvertono i giocatori in campo, che quest'anno contro la squadra di Pirlo si sentono completamente liberi di dare il massimo senza lasciarsi alle spalle alcuna soggezione. Con le conseguenze che stiamo vedendo tutti.

Sì, a prescindere da tutti i legittimi discorsi e le giustissime analisi sulle scelte tecniche, le giocate sbagliate, le colpe dei giocatori, dell'allenatore e dei dirigenti, tutte cose che nel concreto determinano il "cambiamento di status" della squadra, bisogna considerare che su tutto ciò aleggia questo aspetto meno misurabile ma molto ben percettibile: la Juventus, quando si scende in campo, non incute più negli avversari il timore reverenziale che ti fa vincere ancor prima di iniziare.