Alla fine l’hanno spuntata Nedved e Paratici. E con loro hanno vinto i "Dybala brothers", Cancelo e tutti quelli che non volevano più continuare con Allegri. Tifosi compresi, e non erano pochi. Poi sarà pure vero che la Juventus non prende decisioni sulla base del malpancismo della piazza, però stavolta un minimo ha pesato pure lo scarso gradimento raccolto dall’allenatore all’interno della tifoseria juventina (il cosiddetto “pubblico pagante”). Nonostante 11 trofei conquistati in 5 anni, non piaceva. Sarà pure un’assurdità, un caso clinico da studiare, ma la realtà era questa. E se pure in dirigenza qualcuno la pensava uguale, significa che la tifoseria non era in preda a pura follia.

Dalla parte di Allegri era rimasto il solo presidente Agnelli, il quale però ad un certo punto ha capito pure lui quanto sarebbe stato problematico e pericoloso iniziare una nuova stagione con un allenatore inviso ai suoi due più stretti collaboratori e a parte dello spogliatoio. Le dichiarazioni di Gustavo Dybala non potevano essere sottovalutate, perché dipingevano un malessere diffuso all’interno della squadra determinato proprio dallo scarso feeling col tecnico, presentatosi infatti agli incontri col Presidente con la lista dei giocatori da epurare e, ovviamente, sostituire. Troppi.

La risposta del vicepresidente Nedved era già arrivata, via tv, prima della gara con la Roma: “La rosa è difficilmente migliorabile”. Come dire: i giocatori sono di ottimo livello, bisogna però utilizzarli nel modo giusto. A cominciare proprio da Dybala e Cancelo, secondo il ds Paratici svalorizzati dal tecnico.

Allegri era riuscito a spuntarla, a gennaio, con Benatia, ma il reiterato “via loro, o me ne vado” questa volta ha trovato la società schierata con la squadra. Perché un conto è avere problemi con un singolo giocatore, quando però i conflitti iniziano ad essere troppi sorge automatico il sospetto che la colpa non stia solo da una parte. Non vanno nemmeno dimenticati i precedenti con Tevez, Morata e Higuain, passati sotto traccia. E nemmeno le urla e le seccate espressioni in campo di Ronaldo. La somma di tutto questo ha portato all’addio.

Consensuale fino ad un certo punto, visto che Allegri chiede ora una buonuscita per se stesso e tutti gli uomini del proprio staff tecnico. Significa un’uscita lorda di almeno una decina di milioni, se va bene. Proprio quello che Agnelli ed Elkann avrebbero voluto evitare portando alla naturale scadenza il contratto dell’attuale allenatore. Quando però quest’ultimo ha capito di essere mal sopportato dai ¾ della Juventus, ha deciso di fare lui le valigie, senza però regalare nulla.

Domani darà l’addio ufficiale alla società bianconera con a fianco, in conferenza, pure Agnelli, ma solo per salvare la forma. Il presidente era stato chiaro fin dall’inizio: Allegri lo sostituiamo solo se se sarà lui a decidere di andare via. Magari Max non lo avrebbe nemmeno voluto fare, ma è stato messo nelle condizioni per farlo ed ora passa alla cassa.

Resta da capire se la Juve ha già pronta l’alternativa. Il Piano G (Guardiola) al momento non è percorribile, il Piano C (Conte) appare invece più alla portata, condizionato però dall’umore di Agnelli. Dopo averlo convinto a chiudere con Allegri, a Nedved e Paratici tocca ora provare a fargli ri-digerire il feroce salentino.