Francamente faccio sempre più grande fatica quando tento di capire che cosa mai frulli nella testa di quei tifosi che insistono nel dire che Massimiliano Allegri è un allenatore mediaticamente sopravvalutato e quindi non vedono l’ora che lasci la Juventus. Il fatto più sorprendente  e di ancora minore comprensione è che, tra gli ispiratori di questo teorema, vi sono anche alcuni e forse non pochi bianconeri di provata fede. I quali, già contrari il giorno del suo arrivo, continuano a giudicare il tecnico livornese con diffidenza e quasi fastidio, malgrado i risultati ottenuti senza soluzione di continuità da otto anni a questa parte dalla Juventus.

Mi chiedo che cosa mai possa fare di più Allegri rispetto a ciò che ha realizzato e che sta realizzando per mettere a tacere una volta per tutte queste frange di scettici blu. Probabilmente il giorno in cui l’allenatore verrà fotografato mentre cammina sulle acque del fiume Po e successivamente verrà sorpreso a moltiplicare per mille un cofanetto di cioccolatini Peirano nella Piazza della Gran Madre a Torino ogni residuo di velata contestazione si dissolverà nell’aria inquinata della città. Dubito, però, che ciò possa accadere e, forse, neppure questo basterebbe a convincere coloro i quali non hanno capito che Massimiliano Allegri con il suo lavoro mai urlato o sovraesposto è riuscito a conquistarsi con pieno diritto il podio come uno dei tre allenatori più bravi del mondo.

Mi sembra di dover rivivere, seppure con taluni e naturali distinguo, il momento storico in cui la società bianconera decise di affidare la squadra a Carlo Ancelotti. Non dimenticherò mai quell’orribile striscione con il quale il tecnico emiliano venne accolto da una parte della tifoseria “Un maiale non può allenare la Juve”. Erano quegli stessi tifosi, chiamiamoli così, che accettarono senza la minima protesta l’arrivo di Fabio Capello e ovvero di un personaggio che, fino a qualche tempo prima, aveva manifestato il suo disprezzo per una società “di ipocriti e di salesiani”. Poi come sia andata a finire quella vicenda sta scritto nel libro nero della storia calcistica esattamente come è possibile verificare nel dettaglio quale fosse e ancora sia il valore professionale di Ancelotti.

Tornando ad Allegri, i cui risultati sono fin qui stati addirittura superiori a quelli ottenuti da celebratissimo Antonio Conte, va detto che gli si può ascrivere sostanzialmente una sola “colpa”. Quella di non essere un “capopopolo” o un consumato attore alla Mou né in campo ma soprattutto all’esterno del suo posto di lavoro e nel tempo libero che lui impiega per farsi i fatti suoi anziché comunella con la piazza. Per il resto, pur non essendo un rivoluzionario come Guardiola o Klopp ma un tradizionalista illuminato sul piano della sua interpretazione del calcio, sfido chiunque anche soltanto ad immaginare la figura di un suo possibile sostituto sulla panchina bianconera. Al momento perlomeno un simile allenatore in giro per il mondo non esiste.

Certamente gli manca ancora una cosa, esattamente come a tutti i tifosi bianconeri. Arrivare a poter alzare, insieme con i suoi giocatori, quella Champions che da troppo tempo rappresenta un poco il sogno proibito di società e appassionati juventini. Quest’anno, a differenza delle passate stagioni e anche grazie all’arrivo di un “esperto” del settore come Ronaldo, le probabilità che quel miraggio possa diventare un fatto reale non sono davvero poche. Sarà a quel punto però, se ciò dovesse realizzarsi, che Massimiliano Allegri suo malgrado e con autentico dispiacere potrebbe decidere di “accontentare” quella parte di tifoseria che lo sopporta appena ma che, senza neppure dover attendere troppo tempo, sarebbe poi costretta ad ammettere di aver preso una solenne cantonata.