Ahamada, nel tempo, ha saputo coltivare due doti importanti. La prima: ha saputo portare pazienza. Nel senso che è stato in grado di capire quando temporeggiare, se stare all'erta, quanto il gioco valesse a candela - in campo e fuori. Secondo: ha sviluppato un'etica del lavoro incredibile, comprendendo un vecchio adagio che non l'ha più abbandonato. E cioè che non serve il talento se alla base non c'è sacrificio. La sua storia insegna. 

IL MONDIALE - E' stato lo juventino che è arrivato più avanti di tutti nel Mondiale, cioè alle semifinali. Lì la Francia si è piazzata terza, battendo l'Olanda nella finale valevole per il terzo posto. Muinga è stato mattatore assoluto (autore di una tripletta, e non a caso è già del Psg), però Naouirou s'è fatto vedere. Eccoe. Ingresso in campo al 79', sempre in mezzo, allargandosi sul centro-destra e dando il suo contributo per questo pazzesco risultato finale. 

LE DOTI - E Zauli? Lo utilizza eccome, Ahamada. Specialmente da mezzala, sempre e comunque per dare ampiezza alla manovra. E poi corsa e quantità, perché il francese è uno che rincorre tutti finché la gara non è finita. Non per estremo spirito di sacrificio: semplicemente, è fatto così. E' fatto per correre e aiutare. Ah, quando può va pure dritto di mancino. Un sinistro chirurgico, il suo. Che lo rende un giocatore completo, da semifinale di Mondiale. Un 2002 già maturo: chiamasi fortuna, per la Juve.