Il 5 maggio non può essere una data come le altre. Non lo sarà mai. Da quello del 2002 è diventato un giorno da cerchiare in rosso nel calendario, quasi festa nazionale per tutti gli juventini. Un indimenticabile evento, il giorno in cui è accaduto l'impensabile e si è scatenata una delle feste più belle. Perché spontanea e, appunto, inattesa.

Era la stagione 2001-2002, iniziata con il ritorno di Lippi, gli addii eccellenti di Zidane e Inzaghi e gli acquisti destinati a fare la storia di Buffon, Thuram e Nedved. E anche la definitiva promozione a titolare di David Trezeguet. Bastano i nomi per capire. Fu un campionato combattutissimo, con le ultime giornate da thriller. Intorno al 90' della terzultima di campionato, l'Inter era praticamente campione, in vantaggio sul Chievo e con la Juve bloccata sul pareggio dal Piacenza. Invece, i gol di Cossato e Nedved in dirittura d'arrivo, riscrissero tutto.

Così, prima dell'ultima giornata, la classifica recitava: 69 punti l'Inter, 68 la Juventus, 67 la Roma. La Juve doveva vincere a Udine e sperare nella Lazio, ma le speranze erano poche: l'Olimpico, in virtù del gemellaggio con l'Inter, del timore che lo scudetto finisse alla Roma e per disprezzo verso la società, era colorato di nerazzurro. Tutti tifavano Inter. Non i giocatori, però. Doppietta di Poborsky, gol di Inzaghi e Simeone: la Lazio vinceva 4-2, mentre la Juve si imponeva 2-0 sul campo dell'Udinese grazie ai gol di Del Piero e del capocannoniere del torneo, David Trezeguet. 

Fu lo scudetto numero 26, uno dei più belli di sempre. La rimonta epica, il suicidio interista, l'incredula euforia. Chiunque l'abbia vissuto non può averlo dimenticato. Da allora il 5 maggio non è più un giorno come gli altri.