Quella di oggi è una data scolpita nella storia della Juventus: non può essere altrimenti, quando si sale sul tetto del mondo. Tokyo, 26 novembre 1996: i bianconeri di Marcello Lippi si presentano da campioni d'Europa al cospetto del River Plate e vincono la loro seconda Coppa Intercontinentale: una partita vibrante, con tante occasioni: proprio come accaduto a Roma qualche mese prima, la Juventus ne ha tante ma non riesce a sfruttarle. Serve un colpo di genio, una magia da estrarre dal cilindro: chi, se non lui. Alessandro Del Piero, l'uomo simbolo di una squadra che si è rinnovata. Pinturicchio, in quella stagione, raccoglie l'eredità di Vialli e Ravanelli e guida un attacco dove un giovane Vieri, il cyborg Boksic e il gregario Padovano agiscono a turno davanti a Zidane. E poi Jugovic, Conte, Deschamps, Ferrara, Peruzzi, Porrini, Di Livio, Tacchinardi, Montero...

NE E' VALSA LA PENA - L'attesa è lunga, fino al 36' della ripresa. Ma mai come in questo caso è lecito affermare: "Ne è valsa la pena". Sugli sviluppi di un calcio d'angolo la palla arriva a Del Piero, che si gira in un fazzoletto e piazza la palla all'angolino. Bonano può solo guardare, l'esultanza di Alex è rabbiosa. E pensare che, quell'anno, nella classifica per il Pallone d'Oro si piazzò solo quarto. Quella Juventus, poco più di un mese dopo, disintegrerà anche il Paris Saint-Germain in Supercoppa Europea, poi vincerà lo scudetto numero 24 e si renderà protagonista di una splendida cavalcata in Champions League, con prove di forza come quella ad Amsterdam contro l'Ajax, per poi infrangersi nel muro giallo del Borussia Dortmund in una finale che ancora grida vendetta. Una Juventus capace di imporre un calcio totale anche in Europa: 25 anni dopo, ricordarla guardando al presente, suscita piacere e un pizzico di malinconia.