Molto di più che non un semplice messaggio al Barcellona della serie “giù le mani da Dybala”. La Juventus, affidando ufficialmente la mitica maglia numero 10 al campione argentino, ha voluto compiere, mi auguro consapevolmente, un gesto di potente strategia psicologica sia nei confronti del giocatore e sia rispetto all’intero popolo bianconero.

Il privilegio di poter indossare la “camiseta” magica per chi la ottiene ha infatti il significato che può possedere il conseguimento di una laurea con lode. Da oggi, in buona sostanza, la Joya juventina dovrà entrare in campo per dimostrare a se stesso e agli altri di aver compreso perfettamente il valore di una doppia cifra il cui senso scollina oltre la fredda aritmetica. Al contempo anche tutti i tifosi della Juventus potranno sentirsi autorizzati a concedere amore, senza se e senza ma, al fuoriclasse che li rappresenterà  in tutto e per tutto.

Sivori, Platini, Baggio, Del Piero. Sono stati loro i depositari eletti e i custodi più significativi del grande tesoro bianconero con addosso, ma sarebbe più giusto dire “sulla pelle”, il tatuaggio che fa la differenza tra un giocatore, seppur bravo, e un uomo simbolo. Tutti e quattro i personaggi citati furono in grado, ciascuno a modo suo, a rendere il volto della Signora, già di per se bellissimo, addirittura leggendario. Dedizione e fedeltà assoluta ai colori e alla “causa”, come fecero Rivera e Totti per le loro società. Esempi rari di campioni a tutto tondo. Eterni.

Ora tocca Paulo Dybala dare un senso di compiutezza e di stabilità senza cedimenti all’operazione “Juve forever”. Impresa non da poco visto l’andazzo, spesso immorale, di un mondo del calcio ormai dominato quasi esclusivamente dal denaro e gestito da consiglieri fraudolenti che agiscono senza esclusioni i colpi. Toccherà dunque al giovane campione vestire i panni di Ulisse il quale pur di non cedere al canto delle Sirene si fece incatenare dai suoi compagni di avventura all’albero maestro della nave. Se vorrà lo potrà fare. Dovrà farlo per onorare l’investitura più bella.

L’importante, è bene doverlo sottolineare con vigore, è che la Juventus sia davvero convinta di aver stipulato un patto di sangue con il suo giocatore e che sappia mantenere a sua volta  un impegno che ha il sapore del “fino a che morte professionale non ci separi”. Tutti ricorderanno, infatti, che a tre giorni dalla finale di Supercoppa la dirigenza bianconera annunciò di aver affidato la maglia numero 10 a Pogba. La stagione successiva il francese venne ceduto e si accasò alla corte di Mourinho. Guai se, con Dybala, dovesse replicarsi quel brutto film. Sarebbe davvero vergognoso.