Nell’ennesima estate caratterizzata da una ricerca - apparentemente infinita - del rinforzo a centrocampo, la Juventus si ritrova a sfogliare gli errori del passato. Inutile girarci attorno: ai lati del capolavoro Pirlo a parametro zero, di Vidal dal Bayer Leverkusen e del geniale “scippo” di Pogba al Manchester United, la storia bianconera recente ha saputo riservare anche scivoloni indimenticabili sul fronte della mediana. Sviste arrivate, paradossalmente, proprio quando la necessità di un innesto in mezzo al campo si faceva più pressante.

ANNIVERSARIO DI POULSEN - Nove anni fa, nell’agosto 2008, Christian Poulsen esordiva con la maglia della Juventus, allora allenata da Claudio Ranieri. L’acquisto del danese - costato 10 milioni dal Siviglia - passerà alla storia soprattutto per il clamoroso “no” a Xabi Alonso, ma i problemi evidenziati da quell’affare non si sono ridotti al mero rimpianto per eventuali sostituti. Perché quella era la stagione del definitivo ritorno dei bianconeri nell’Europa che conta, seppur attraverso la finestra dei preliminari di Champions, e l’arrivo di una colonna a centrocampo avrebbe rappresentato un primo step verso un’immediata rinascita dopo l’inferno della Serie B. Non arriva lo spagnolo del Liverpool e neppure Flamini, svanisce anche l’opportunità di un clamoroso cambio di maglia di Dejan Stankovic: rimane soltanto Poulsen, reduce da due stagioni ricche di titoli al Sanchez-Pizjuàn (Copa del Rey, Supercoppa di Spagna, Coppa UEFA, Supercoppa Europea). Proprio il 13 agosto, il biondo di Asnaes scende per la prima volta in campo con i colori bianconeri, contro l’Artmedia Bratislava. Una buona prestazione che riesce appena ad illudere i tifosi: due stagioni più tardi, dopo 60 presenze, un solo gol e tante prove incolori, sarà rispedito senza troppi complimenti a Liverpool.

ERRORI RECENTI - Ma la parabola di Poulsen potrebbe trovare un riflesso in quella di Hernanes, giunto due anni fa a Torino all’ultimo respiro di un mercato che avrebbe potuto regalare innesti top ad una Juventus reduce dalla finale di Champions League. Il brasiliano, come Mario Lemina - partito in direzione Southampton pochi giorni fa dopo due anni da meteora assoluta - ribadiscono la lezione che, anche dopo il cambio dirigenziale e il ritorno ad alti livelli, i bianconeri sembrano faticare ad imparare. Oggi, come otto anni fa, alla Juve manca più che mai un centrocampista di livello. Il mercato odierno non offre probabilmente occasioni del calibro di Xabi Alonso, ma la mastodontica prestazione di Emre Can in Watford-Liverpool di ieri (per citare uno dei molti obiettivi di Marotta e Paratici) è un segnale notevole. I giorni della Juve novellina impegnata in campi slovacchi sono finiti: adesso, non è più tempo dei “Poulsen”.


@mcarapex