Alvaro Morata è stato per due anni il volto della Juve in attacco. Un 9 di grande talento esploso in questo inizio di stagiona alla corte di Conte, dopo un periodo buono ma non da titolare al Real Madri. Proprio da questo parte nella sua intervista al Daily Mail, in cui celebra la Juve: "Zidane voleva che rimanessi e io ero felice a Madrid ma non potevo rimanere per fare panchina. Arriva un momento in cui hai bisogno di giocare, crescere e abbandonare quella zona in cui ti senti a tuo agio, sicura. Sono ambizioso e ho fame di vittorie. In estate mi sono arrivate varie offerte, non solo di Chelsea e Manchester United ma anche da altri campionati. Ma la chiacchierata migliore e più importante è stata quella con Conte, che voleva che lo raggiungessi. A inizio estate pensavo che il Chelsea cercasse un attaccante diverso ma quando ho saputo che Conte mi voleva, non ci ho pensato due volte e ho fatto di tutto perché il trasferimento andasse a buon fine. Mi sento in debito con lui, mi volle alla Juve ma andò via presto per allenare l'Italia. Ho sempre voluto giocare per lui dopo allora, furono solo due mesi ma fu come se ci conoscessimo da sempre".

I TOP ALLENATORI - "La settimana scorsa ho visto una foto della riunione dei tecnici alla Uefa e ho pensato: 'Ho giocato agli ordini di Zidane, Ancelotti e Mourinho al Real, poi per Allegri alla Juve e ora sono con Conte. Mi mancano solo Guardiola e Klopp'". 

LONDRA - "All'inizio sentivo tanta pressione, il prezzo del tuo cartellino pesa e ho sbagliato un rigore nel Community Shield. Gol sempre di testa? Basta che segno, un gol è un gol. Al Real mi allenavo con Cristiano Ronaldo che quando lo vedi saltare per colpire di testa è una potenza, una bestia. Alla Juve studiavo Llorente, come aggrediva gli spazi e dirigeva le sue incornate. La scorsa settimana avevo come avversari Morgan e Maguire, due tipi abbastanza grossi, ma sono riuscito a infilarmi fra loro due e segnare. Bisogna essere intelligenti. Alla Juve mi allenavo contro Chiellini e Bonucci ogni giorno. Giocare contro Chiellini è come entrare nella gabbia di un gorilla per cercare di togliergli il cibo: un colpo, un altro colpo, un altro colpo... Pepe al Real non mi colpiva così tanto".

MATURO - "Nei periodi in cui non riesci a segnare diventi matto. Alla Juve ci fu una stagione in cui erano passati 100 giorni senza che segnassi. Cambiai macchina, taglio, scarpe pur di mettere fine a quel digiuno. E lo spogliatoio mi aiutò molto".