I tifosi più attenti se ne saranno accorti. Minuto 70, esce Andrea Barzagli ed entra Daniele Rugani. In quel momento, per venti minuti più recupero, si è verificato per la prima volta quello che dalla prossima stagione con ogni probabilità sarà sentenza ed abitudine: la Juve di Berlino, non c'è più. Vero, il processo di rinnovamento o di rivoluzione è iniziato da tempo. Subito via Tevez, Vidal, Pirlo. E poi un po' alla volta tutti gli altri, chi non se n'è andato lo farà magari a fine stagione: vedi Buffon e lo stesso Barzagli, vedi Lichtsteiner e magari Marchisio. Sicuramente resterà Chiellini, che però quella sera a Berlino non c'era. Ecco, per la prima volta da quella notte stregata, dopo 125 partite ufficiali tra campionato, Champions, Coppa Italia e Supercoppa, la Juve si è ritrovata senza nemmeno uno dei giocatori di Berlino in campo. La rosa non è ancora orfana, presto lo sarà.

Ed è stato un tuffo al cuore, oltre che un tuffo nel futuro e in quello che sarà. La Juve di Berlino è un simbolo, a metà strada tra la Juve di Conte e quella di Allegri, all'apice emotivo di un ciclo infinito, forse anche la più entusiasmante. La Juve che prenderà il testimone definitivamente potrà essere anche più forte, più spettacolare. Ma quella Juve non ci sarà più. Ce lo aspettavamo, quel momento definitivo arriverà. Rendersene conto però rimane una sensazione strana, un misto di emozione e consapevolezza giunto quasi all'improvviso. È bastato un acciacco ad un Barzagli ancora una volta migliore in campo, al minuto 70 di Olympiacos-Juve: è tutto vero, che piaccia o no, la Juve di Berlino sta per sparire. Per un attimo, già non c'è stata più.

La formazione della Juventus in quella storica notte di Berlino è nella nostra gallery dedicata.