18
Bisogna essere contenti che John Elkann sia arrivato allo Stadium quest'oggi. Almeno ha preso atto di ciò che è stata, di ciò che è, di ciò che probabilmente sarà ancora questa squadra. Almeno con la stessa guida tecnica. La Juve vista contro l'Atalanta è la stessa Juve di sempre, almeno nella sua versione 2023-2024. 

E' stata la fragilità difensiva - quarta di fila con due gol subiti -, è stata la reazione di nervi di una squadra (che resta solida), è stata gli altissimi e i bassissimi che stanno colorando l'annata. Da miracolosa a insipida. Con lo scudetto sfumato e la Champions ancora tutta da conquistare. 

Bisogna essere contenti che John Elkann abbia visto tutto ciò, perché è da lui che dipenderà la decisione finale sull'allenatore. Ascolterà pareri, vedrà e capirà. Però difficilmente si toglierà dalla testa la potenza di una partita del genere, in cui tutto è stato impossibile e allo stesso tempo possibile. In cui la Juve è stata all'altezza dell'Atalanta, ma non certo di più.

La Juventus resta una squadra in disordine emotivo e tattico. Una stella cometa bruciata troppo in fretta. La vittoria con il Frosinone è stato il colpo di coda, in questo senso. Sotto il tappeto erano state però nascoste le stesse difficoltà emerse a Verona, a Napoli, ancor di più questa sera. Disattenzioni, direte. Però in serie. Quindi problemi. 

E allora: chi tira i fili, davanti allo spettacolo di oggi, può dirsi davvero contento? Può ritenersi realmente soddisfatto?