"La Juventus non potrà mai essere il Real Madrid, noi dobbiamo inevitabilmente passare per l’organizzazione del gioco". Lo dice Giorgio Chiellini, palesando al tempo stesso una debolezza e un punto di forza dei bianconeri rispetto al club più titolato d'Europa. 

LA TATTICA - La tattica e l'organizzazione di gioco della Juve, prima con Lippi e Capello, poi con Allegri, hanno permesso ai bianconeri di avere sempre la meglio sui Blancos nel doppio confronto a eliminazione diretta in Champions. Storia diversa, invece, per quanto riguarda le finali: due su due le ha vinte il Real Madrid. Grazie al maggior tasso tecnico e alla mentalità. Perché organizzazione e tattica vanno bene fino a un certo punto, poi subentrano altri fattori, ancor più determinanti per vincere titoli a livello internazionale. 

LA DIFESA - Chiellini prosegue nella sua disamina, allargando il discorso alla scuola italiana dei difensori, base storica dei successi della Juventus (e della Nazionale): "C'è un buco generazionale perché il guardiolismo ha rovinato un po' tanti difensori italiani. Ora i difensori sanno impostare, si allargano tutti per giocare, e non c'è un difensore che marca. E' un peccato grave perché poi si perde un po' il Dna e le caratteristiche che volenti o nolenti ci hanno portato ad eccellere nel mondo".

LA FORZA E IL LIMITE - La strada di Chiellini è quella istituzionale della Juventus: portiere e difesa forti, organizzazione di gioco, tattica. Da Zoff a Buffon, passando per Peruzzi; da Gentile e Scirea alla BBC, passando per Ferrara e Cannavaro. E allenatori italiani: Trapattoni, Lippi, Capello, Conte, Allegri. E' il credo della Juventus, condiviso al 100% da Andrea Agnelli e Beppe Marotta. E' la filosofia che consente ai bianconeri di primeggiare in Italia: a Torino, ogni anno l'obiettivo numero uno, dichiarato, è lo scudetto. E' la filosofia che, al contempo, rappresenta un limite a livello internazionale.

LA STRADA E' TRACCIATA - E il futuro? L'impostazione sarà sempre la stessa: difensori italiani (Rugani, Caldara) e, probabilmente, un nuovo allenatore nel solco della tradizione: in pole position c'è Simone Inzaghi. Non c'è spazio per un allenatore alla Guardiola, non c'è la volontà di pensare il calcio come lo pensano a Madrid (o al Barcellona, al Manchester United, al Bayern Monaco, nel Milan di Berlusconi).