Mi è permesso provare nostalgia per il Castel di Sangro?

Qualcuno starà pensando che il mio cervello stia facendo il tagliando. Mai stato più lucido, bambole. Chi ha qualche anno si ricorderà certo della cavalcata di una truppa di giovani di provincia che, alle dipendenze di un guru fatto in casa di cognome Jaconi, dalla serie C2 si trovò come d'incanto in Serie B. Ebbene, avendo un amico di Castello venivo allora a sapere delle mangiate, delle bevute, dei bagordi insomma che gli allegri tifosi dei giallorossi abruzzesi imbanchettavano lungo lo Stivale, al seguito della squadra. Con relativo coinvolgimento dei tifosi avversari (si fa per dire) che alla vista di una porchetta e di un fiasco di vino, mandavano all'aria la rivalità. Rivalità di che?

Torno alla triste realtà. Tra Castello e Casteddu c'è di mezzo il mare, Tirreno per la precisione. Quelli gozzovigliavano, questi si sono inaciditi peggio di un Cannonau andato a male. Quelli usavano il calcio come un pretesto per una scampagnata, questi scrivono parole farneticanti per spiegare che pure essi si sono messi in fila per prendersela con la Juve. La Juve? Che cosa hanno a che fare i tifosi del Casteddu con la Juve? Non si dovrebbero preoccupare dei risultati di Genoa, Spal, Crotone e simil squadre di fondo classifica?

Nossisignore, se scarichiamo le frustrazioni addosso alla Juventus, assurgiamo subito all'onore della cronaca, avranno astrologato. E così deve essere il pensiero debole che inquina le già deboli menti di tanti tifosi italioti: sommando le debolezze si arriva alla disintegrazione delle menti. Niente paura, si spende Giacomo Carolei a chiedere segni e gesti di pace. Lui, con la maglietta a strisce, in mezzo ai “nemici”, a concedersi ai vaffa... ed agli insulti più clamorosi. Se è vero che ciascuno di noi è libero di rovinarsi l'esistenza come meglio crede, l'attore toscano ha scelto la maniera più stravagante. Per dimostrare che cosa, poi. Che un tifoso non può manifestare la sua appartenenza in mezzo ai “diversi”, se non a suo rischio e pericolo? Che poi se la maglia è quella della Juve, si va sotto il rischio del linciaggio? Mi sfugge il nesso sociologico delle imprese di Carolei. Davvero surreale, degna di Groucho Marx, la sua comparsa in mezzo ai tifosi viola, un pratese tra i fiorentini, cane e gatti, dialoghi da commedia dell'arte. Eppoi per cercare di dare due calci al pallone tra violaciocchi ed uno strisciato…

L'odio per il bianconero alberga nel fegato di troppi e da troppi anni, alimentato da addetti ai lavori senza responsabilità. L'odio per una realtà d'eccellenza di questa Italia troppo spesso allo sbando è come un marchio di fabbrica della società becera di casa nostra. Chi è bravo viene emulato, di là dalle Alpi, da noi incappa nella sistematica azione di distruzione. Siamo alla seconda Calciopoli, tra V.A.R. e mica V.A.R.? Non sto teorizzando. Giusto ieri in banca l'impiegata che mi stava preparando il libretto degli assegni, alla mia affermazione di juventinità, storceva il naso in una smorfia che sapeva di schifo più che di stupore. Che si tenga pure il suo totem bovino. E' ormai clima diffuso di compatimento, di sopportazione, nel peggiore dei casi proprio di odio bello e buono (l'odio può essere buono?).

Se alla fine di questa stagione dovesse concretizzarsi il “settimo sigillo” voglio in piazza un numero superiore dei 400.000 del giorno del primo scudetto della Juve di Conte. Voglio 10 giorni di feste serali con tutti i giocatori, voglio che la nostra memoria si immerga in un momento talmente memorabile da trovare traccia di sé nel secolo XXX. Tra mille anni. E pazienza se dovremo convivere con malati epatici cronici (sofferenti di fegato), con larve umane in preda a dolori di stomaco lancinanti e con intere redazioni R.A.I. con fazzoletti sulla bocca e unghie rosicate. Questo, se vinto, sarà lo scudetto più bello di tutta la storia del calcio in Italia, il settimo di fila. Sette come le virtù cardinali, ma anche come i peccati capitali; sette come i giorni della Creazione e quelli della settimana; sette come il settebello a scopa e le marce della Ferrari. Qui non si molla un….niente. Glielo dica a quelli che incontra, Carolei.