E’ vero che il "gatto" non è ancora nel "sacco", ma verosimilmente ciò potrebbe accadere domenica allo Stadium: se le cronache e le analisi degli ultimi avvenimenti di campionato sono state veritiere il “felino” dovrebbe essere catturato. Il Napoli di Sarri  in termini ciclistici appare cotto, mentre la Juventus di Allegri sta vivendo la sua settima primavera di grande gagliardia. E se lo scudetto, alla fine, non si muoverà da Torino questa volta non sarà  il più bello, come si sostiene ogni volta con retorica, ma certamente il più attribuibile a quello che sarà stato il suo architetto
 
Parlo, naturalmente, di Massimiliano Allegri il quale con la sua quarta suonata per archi i fiati bianconeri ha dimostrato di meritare in pieno il titolo di “gran maestro” del pallone al pari di un Toscanini per ciò che riguardava la direzione delle sue orchestre. Sul “settimo sigillo”, di fatto futuribile seppure innominabile per scaramanzia, si dovrà insomma apporre il timbro in ceralacca del tecnico livornese il quale, a differenza delle stagioni precedenti, ha saputo dare un volto e un senso di compiutezza alla Juventus indipendentemente dai vari Pirlo o Pogba.
 
Quattro anni, soprattutto se ricchi di soddisfazioni, sono tanta roba e potrebbero anche indurre il protagonista di queste cavalcate a chiamarsi fuori per il gusto di tentare nuove avventure e per la soddisfazione di rimettersi in gioco con altre carte in mano. Un rischio, legittimo, che vollero correre prima Trapattoni e poi Lippi salvo pentirsi in un amen e tornare indietro. Un pensiero coraggioso ma “indecente” che Allegri farebbe bene a cancellare dalla sua mente semmai lo avesse a frullargli in testa.
 
Ma, come è noto, i matrimoni reggono se si è in due a volerlo e l’amore eterno lo si dimostra con i fatti. Ecco allora che, a questo punto, deve essere la Juventus intesa come società a rendersi conto che la difesa e il “blindaggio” di un valore aggiunto ma fondamentale come Allegri deve rappresentare la priorità rispetto a tutto il resto. Per tre motivi.
 
1) Allegri, come il Trap e come Lippi ancorchè in tempi differenti, ha saputo scollinare oltre il confine del puro e semplice allenatore da campo o da spogliatoio modellando e plasmando il gruppo sino a renderlo un elemento omogeneo per compattezza tecnica, psicologia e anche etica. Non solo. Quello che poteva apparire come un mister “capatosta” e un poco dittatore, in realtà si è rivelato persona duttile ed elastica al punto di arrivare a fare autocritica e a mettersi in discussione. E scusate se è poco ai tempi dei Mourinho e dei Conte. Per ultimo, ma non in ordine di importanza, il tecnico livornese ha mostrato di possedere, anche come aplomb esteriore, quella classe che da sempre viene richiesta a un allenatore della Juventus.
 
2) Se Allegri, come si spera, deciderà di continuare il suo rapporto con la società torinese avrà certamente richieste tecniche da fare ai massimi dirigenti i quali, nel limite del ragionevole, dovranno per forza accontentarlo se vorranno che, dopo tanto penare, la Juventus possa dimostrarsi in grado di poter ambire a quella Champions che pare essere tornata ad essere “stregata”. E a questo dovrà provvedere, di tasca sua o per intercessione parentale, il presidente Andrea Agnelli.
 
3) Il terzo motivo è di natura privata ma egualmente importante. Massimiliano Allegri, dopo mille scorribande sentimentali, sembra aver come si dice messo la testa a posto e rallentato le sue pulsioni da sciupa femmine al fianco della bella e brava Ambra Angiolini. I due sembrano intenzionati seriamente a mettere su famiglia con annessi e connessi. Ora, se davvero questo legame sentimentale è così forte come sembra e visto che Ambra non è un casalinga nullafacente sarebbe bizzarro e innaturale se Allegri per lavoro dovesse decidere di migrare a Londra piuttosto che  Madrid lasciando quella che pensa essere la “donna della sua vita” con i suoi due bambini da sola a Brescia. In automobile, da Torino, si fa in fretta.