Questa settimana ci occupiamo del fulcro della tifoseria bianconera nel bellissimo territorio che si estende dalla Val d'Elsa alla Val d'Orcia e Amiata: lo Juventus Club DOC Siena Ghibellina. E se quest'ultimo aggettivo ha identificato per anni la fazione politica che si contrappose alla "guelfa" Firenze nel XIII secolo, abbiamo forse l'onore di parlare con il primo vero gruppo di "gobbi e ghibellini". Abbiamo perciò intervistato il referente di zona Andrea Pacciani.

Ci può parlare della storia del vostro Club? 

“Le origini si sono, per così dire, 'perse' nella nebbia del tempo. Esisteva uno Juventus Club intorno alla fine degli anni '70, poi lo hanno chiuso e poi è stato riaperto con il nome di “Siena Ghibellina” dal 1985. Siamo un Club che raccoglie soci della città e della provincia di Siena, che comprende zone anche distanti, ma ci caratterizziamo per una certa omogeneità sotto il profilo della partecipazione. La nostra priorità è costruire e partecipare alla vita di club, oltre a seguire la squadra. Negli ultimi anni siamo cresciuti molto, è un aspetto positivo ma ovviamente è più difficile soddisfare tutte le richieste. Abbiamo una trentina di abbonati e generalmente non sono molti i tifosi che rimangono senza biglietto: quest'anno il Club ha mandato i propri soci a tutte le partite, comprese quelle di Champions. Siamo presenti anche a costo di affrontare viaggi in auto fino a Madrid o a Monaco di Baviera, come accaduto a volte”.  

Una bella adesione, insomma. 

“Sì, vogliamo soprattutto coinvolgere molte persone nelle possibilità che la Juventus ci offre, che sono sempre gradite. Come il Terzo Tempo, a cui abbiamo partecipato due volte da quando c'è lo Stadium, e ovviamente le visite allo Juventus Museum che è bellissimo. Senza dimenticare il Walk About prima della partita. Abbiamo anche mandato alcuni tifosi agli allenamenti a porte aperte a Vinovo. La vita di club è ovviamente fondamentale, non siamo una biglietteria”.

Ci sono delle esperienze particolari che ricorda con piacere? 

“I ricordi sportivi sono noti a tutti i tifosi della Juventus, ma mi piace ricordare come membro del Club la partecipazione alle cene di fine anno. E' sempre un'esperienza positiva, senza contare che col passare degli anni siamo sempre di più. C'è uno zoccolo duro sempre presente, ma vedo al contempo molte facce nuove, vedo molti giovani che si avvicinano al Club e questo non può che essere motivo di grande soddisfazione”.

Un commento alla sfida che attende la Juventus in Champions, contro il Porto? 

“Direi che il sorteggio ha assecondato le nostre speranze. Qui eravamo più o meno divisi: la metà di noi avrebbe voluto il Benfica come avversario, l'altra metà il Porto. Io facevo parte della seconda metà, visto com'è andata l'ultima volta con il Benfica”.

Un desiderio per il futuro?

“Come tifoso della Juventus, il desiderio è sempre quello di alzare quella “maledetta” Coppa. Ci siamo tolti molte soddisfazioni sportive, ma avevo venti anni quando ho visto la Juventus trionfare in Champions e avrei voglia di rivederla. Penso che sia arrivato il momento. Come club, invece, spero in un sempre maggior riconoscimento da parte del Centro Coordinamento. Siamo felici che negli ultimi anni l'attenzione sia progressivamente cresciuta, ma accoglieremmo con piacere eventuali miglioramenti, visto che siamo un gruppo composto da diverse famiglie e vedere questo tipo di tifosi allo stadio è sicuramente un bene”.