Intervistato con ricercata minuziosità da un network americano, il presidente della FCA John Elkann ha svelato la ricetta “magica” con la quale è possibile garantire ad un’azienda una vita lunghissima e in buona salute. La Fiat, ultracentenaria, è una fra le quarantacinque imprese produttive che ha saputo resistere ai mutamenti epocali dell’ultimo secolo anche probabilmente perché alla sua guida si sono avvicendati sempre uomini della stessa famiglia. Il fatto che, ora, la fabbrica torinese di automobili abbia cambiato “griffe” e si sia americanizzata fa parte di un processo globale addirittura fisiologico che, in ogni caso, non va a compromettere il suo status originale definito dalla dinastia degli Agnelli

Senso del business ed empatia con la tradizione. Saper ascoltare, per imparare partendo dal basso, prima di operare. Attaccamento ai “colori” della squadra con un occhio al futuro e un piede ben saldo nel passato. Questa la formula che, con grande semplicità, John Elkann ha voluto rivelare al telespettatori americani presagendo per l’azienda una vita altrettanto lunga per il futuro. Un’analisi, molto realista, che può essere tranquillamente trasferita ad un altro tipo di azienda che appartiene agli Agnelli dal 1923 e che, per il suo genere, rappresenta il top in Italia e in una certa misura nella stessa Europa. Stiamo parlando, naturalmente, della Juventus non solo come squadra di calcio ma come struttura imprenditoriale e di management  le quali hanno contribuito, da sempre, a renderla assolutamente diversa da tutte quelle che compongono il cartello del pallone. 

Oggi i bianconeri sono chiamati per un impegno sportivo il quale, visto il luogo del contendere, va oltre le barriere del calcio per proporsi come “psicodramma” popolare. Questo almeno osservato dall’angolazione viola di quella parte di Firenze che non vede la Juve come un avversario da battere sul terreno dell’agonismo ma come un odiatissimo nemico da abbattere magari anche con quale colpo proibito portato sotto la cintura. 
Una visione del calcio e dello sport assolutamente distorta ma ance talmente radicata da essere diventata fisiologica e quindi senza possibilità di revisione. Da dove nasca questa forma di ”odio” non è chiaro mentre è molto eloquente l’atteggiamento, per nulla rinascimentale, dei fiorentini i quali continuano a chiedersi il come e il perché di una Juventus che secondo loro equivale a tutto ciò che rappresenta il Potere con tutto quel che comporta.

Un quesito la semplice risoluzione può essere letta anche nelle parole di John Elkann tra le pieghe della sua analisi aziendale e soprattutto in quella frase “un occhio al futuro e un piede saldo nel passato” che è la sintesi perfetta di una formula la quale, a ben vedere, ha nulla di magico ma tutto di razionale.  La Juventus, a differenza delle altre società e specialmente oggi, lavora e opera per il domani lasciando che siano le altre a sbrigarsela e ad azzuffarsi per il presente. Ciascun movimento bianconero si poggia sulla progettualità e non sul consumo “fast food” di ciò che passa il convento nell’immediato.

Una filosofia, pratica, perseguita e difesa sempre da una sola Famiglia i cui eredi a seguire non dimenticano mai ciò che amava dire l’Avvocato quando esternava che “La bellezza e il fascino di poter tagliare per primi il traguardo sono comunque inferiori all’inimitabile emozione provata lungo il viaggio che ti ha portato fin lì”. Anche per questo, con buona pace del fiorentini, la Juventus rappresenta una stella avanti anni luce da tutte le altre.