La Nazionale di Ventura & Tavecchio va a giocarsi l’accesso ai prossimi Mondiali passando attraverso le forca caudine dei playoff, eppure i discorsi sulla mediocrità della rappresentativa azzurra scivolano sempre sulla Juventus. Nei dibattiti-tv e sui social, anche in mancanza del campionato, sembra non si riesca proprio a fare a meno di premere il pulsante del ventilatore del fango e dirigerlo verso Torino, addossando il semi-fallimento dell’Italia a qualche giocatore bianconero. Non solo; nel caso non bastasse la nostra Nazionale ad offrire sufficienti spunti ed occasioni di linciaggio, possono tornare utili anche quelle degli altri Paesi in cui militano dei giocatori juventini. 
Fobia di persecuzione? Affatto, pura realtà.

Cominciamo dall’Italia: rastrella uno squallido pareggio in casa contro la Macedonia (103° nel ranking FIFA) e vince di misura contro l’Albania (66°) dopo l’ennesima prestazione discutibile e la colpa sapete di chi è? Di quel portiere da pensionare al più presto possibile che si chiama Buffon. “Sul gol di Trajkovski avete visto come si allunga in ritardo? Come copre male il secondo palo? Ormai non è più un portiere affidabile. Dovrebbe capirlo da solo di farsi da parte, ma siccome non lo fa, va sostituito”. Tesi, tra l’altro, condivisa pure da non pochi tifosi juventini (gli stessi per i quali Allegri è un incapace ndr) ma che ha soprattutto negli Anti-Juve i più strenui sostenitori, i quali vorrebbero una bonifica totale della Nazionale dai colori bianconeri. 

Prima della rete di Trajkovski, c’erano stati il pallonetto dell’israeliano Ben Haim, la papera sullo spagnolo Vitolo, le reti di Nestorovsky e Hasani in terra macedone e la punizione di Isco al Bernabeu. Tutte gare – ad esclusione forse solo di quella ad Haifa – giocate in maniera disastrosa dall’Italia, “però Buffon…dai…”. Ma dai cosa?! 

Non sono il procuratore di Gigi e nemmeno il suo datore di lavoro, però mi dissocio da questo tiro al bersaglio da luna park. Quando a Bergamo Buffon ha determinato, con la sua “saponettata”, la prima rete dell’Atalanta, non gli ho risparmiato critiche, perché erano giuste e doverose. Non ne sei esente solo perché ti chiami Buffon, ovvio. Non ci sto però a farne il capro espiatorio dello squallore azzurro. Soprattutto dopo che, non più tardi di un mese e mezzo fa, la giuria della UEFA lo ha votato miglior portiere dell’ultima Champions League. Proprio lui, sì, il pensionato… E alla Uefa, forse, di calcio qualcosa ne capiranno, o no? Che dite?

Gigi compirà 40 anni il prossimo gennaio; quando ne aveva 7 di meno (33) in tanti sollevarono nei suoi confronti le medesime critiche di oggi. Era la stagione 2010/11 e la Juventus arrivò settima in campionato, subendo la bellezza di 57 rete. La porta la difendevano Gigi e Manninger, a comporre il reparto difensivo c’erano Barzagli, Bonucci e Chiellini. Quella che poi divenne la mitica e imperforabile BBBC. Andiamoci quindi piano con le sentenze da Bar Sport. 

Quella Juve incassava tanti gol perché era scarsa, proprio come l’attuale Nazionale di Ventura, e quando sei strutturalmente scarso, non bastano nemmeno le leggende come Buffon per evitarti figuracce.

Eppoi ci sono quelli che, pur di fare casino, pescano in mezzo a tutte le gare di Qualificazioni-Mondiali un episodio e ci montano il caso anti-Juve ad hoc. Lisbona, Portogallo-Svizzera: Lichtsteiner (ancora lui) che pesta la mano di Andrè Silva. L’involontarietà è palese, basta rivedere il filmato a velocità normale. Ma in che squadra gioca l’elvetico in questione? Nella Juventus. Tra l’altro, è lo stesso giocatore reo di aver tirato una gomitata al Papu Gomez nella gara con l’Atalanta, procurandogli la bua al labbro. Un violento recidivo, quindi. C’erano tutti gli ingredienti per scatenare il caso gettando preventivamente benzina sull’imminente Milan-Juve, e ci sono riusciti. 

Chi? I soliti noti, gli “imparziali”, quelli che bacchettano i colleghi troppo tifosi e che, di fatto, non perdono occasione per rifilare qualche stoccata a Madama, usando critiche spesso strumentali, gonfiate, autentiche provocazioni spacciate per semplici rilievi critici. Fare la tara su Lichtsteiner, e solo su di lui, per un incidente di campo banale, ha un retrogusto velenoso e mirato.  

Lo dico e lo scrivo da giornalista-tifoso: cari colleghi, una volta tanto nella vita fate outing e dichiarate pure voi per chi tifate. Non c’è nulla di male, anche noi giornalisti nutriamo delle passioni, perché siamo uguali a tutti gli altri : mangiamo, dormiamo, facciamo l’amore, tifiamo per una squadra di calcio. Nasconderla, per poi twittare o scrivere articoli colpendo sempre il solito obiettivo, non solo è sospetto, ma sa di accanimento.