commenta
Torna alla ribalta uno dei grandi temi che accompagna da qualche anno il campionato di Serie A. Il pragmatismo della Juve di Allegri contro lo spettacolo del Napoli di Sarri. Da una parte i trofei, dall’altra un meccanismo di gioco incredibile che si è però sempre inceppato nel momento in cui era necessario fare quel piccolo grande passo in avanti per portare a casa coppe e campionati. I due tecnici sono stati protagonisti questa mattina con le loro interviste su Tuttosport (Allegri) e Gazzetta dello Sport (Sarri). Il pensiero del tecnico bianconero, ancora una volta, si è potuto riassumere con questo titolo: “Giocare bene è più facile che vincere”. Non è la prima volta che Allegri esprime questo concetto ma con la squadra che la Juve gli ha messo in mano quest’anno il tecnico di Livorno non può più nascondersi.

REPETITA IUVANT – Come detto Allegri aveva già espresso concetti simili (con parole diverse) in passato. “Per chi vuole divertirsi c’è il circo”, “non ho capito cosa vuol dire giocare bene” oppure “giocare bene vuol dire anche capire i momenti delle partite e difendersi in modo organizzato”, sono solo alcune delle frasi utilizzate dal tecnico bianconero per spiegare che a lui del calcio a due tocchi di Sarri e Guardiola poco importa. Allegri guarda al pragmatismo e preferisce, giustamente, arrivare in fondo all’anno con più trofei rispetto a un maggior numero di gol o minuti di possesso palla. Roba buona per le statistiche, non per gli albi d’oro.

CAMBIO DI PASSO – Sarebbe però sbagliato non pretendere dalla Juventus una manovra più fluida. Il tasso tecnico della squadra aumenta di stagione in stagione e quest’anno i bianconeri hanno raggiunto il picco massimo (fino ad ora) della qualità il rosa. In mezzo al campo Pjanic è (era, prima dell’infortunio) un centrocampista completo e in grado di prendere finalmente per mano la Vecchia Signora alzandone, appunto, il livello tecnico. Gli esterni hanno goduto dell’arrivo di Douglas Costa e Bernardeschi che dovrebbero portare più velocità ed imprevedibilità ma il vero ago della bilancia in questo momento sembra essere Paulo Dybala. La Juve alza il ritmo e migliora le prestazioni solo se l’argentino è in campo. Senza di lui la Juve non gioca bene e anche con La Joya in campo a volte (vedi il secondo tempo di Bergamo) i bianconeri faticano a proporre gioco. Non chiediamo certo le scintille del Napoli di Sarri o dell’allora Barcellona di Guardiola perché ogni allenatore ha le proprie caratteristiche e difficilmente il tecnico bianconero replicherà a Torino lo spettacolo del San Paolo. Però c’è un’altra frase che Allegri ripete come un mantra quasi in ogni post partita. “La squadra deve giocare bene tecnicamente cercando di essere compatta e giocare sempre di squadra.” Con il gioco, e solo con quello, la Juve riuscirà a colmare quel minimo gap che rimane con le big d’Europa. Concretezza e mentalità ci sono, ora serve solo un ultimo piccolo passo. Allegri a volte lo nasconde ma anche lui sa che i risultati, soprattutto in Europa, dipendono soprattutto dalla qualità.

@lorebetto