Segnali preoccupanti dal Brasile. Dani Alves, in vacanza a casa sua, un giorno sì e l’altro pure libera i suoi pensieri come fossero palloncini colorati e li lancia in cielo. Si diverte un mondo l’estroso e simpatico calciatore sudamericano a esternare e a provocare. Del resto quelli che lo conoscono bene sono perfettamente al corrente del suo essere rimasto un poco quel Peter Pan che tutti noi ci obblighiamo a nascondere per il timore di venir considerati eterni ragazzini e come tali giudicati malamente.

Uno di quei palloncini ha attraversato l’Oceano ed è arrivato fin sopra il cielo di Torino per poi planare sul tetto della sede bianconera in Corso Galileo Ferraris. Appeso al cordino un avviso indirizzato a Dybala. Parafrasando e sintetizzando “Vattene dalla Juve se vuoi diventare davvero grande”. Firmato, il tuo compagno Dani. Il giovane fuoriclasse argentino, certamente, avrà interpretato quelle parole come l’ennesima uscita esagerata del compagno burlone che ha sempre voglia di scherzare. Marotta e Andrea Agnelli, poco inclini e sensibili alle battute, l’hanno presa in maniera diversa. Cioè male. Come andrà a finire questa storia è ancora presto per dirlo. Certo è che la situazione tra la Juventus e il giocatore che nel corso della sua ultima stagione era stato capace di conquistare i cuori del popolo bianconero appare piuttosto compromessa.

Sinceramente debbo dire che me l’aspettavo. Non per la statura e la valenza professionale ampiamente dimostrate da Dani Alves. Piuttosto per il suo modo di essere e di pensare. L’uomo e la persona, insomma, oltre il personaggio. Il brasiliano è un tipo che ama mettere per scritto i suoi pensieri più intimi e profondi. Non bara con se stesso e dice esattamente quel che ha in mente. Ebbene, già nel 2008 prima di lasciare Barcellona e la squadra di Pep Guardiola rese pubblico il suo pensiero con una lettera indirizzata ai suoi compagni nella quale lui esprimeva amore eterno per i colori della camiseta catalana e soprattutto per la filosofia di vita che scandiva le sue giornate spagnole. Dani chiudeva quella lettera scrivendo: “Questo non è un addio perché tornerò con voi”.

Sette anni dopo, prima della finale di Champions, Dan Alves si mette nuovamente al lavoro come scrittore e racconta se stesso a trecentosessanta gradi per i lettori di un quotidiano inglese. Quasi un piccolo capolavoro letterario molto sudamericano dal quale, attraverso passi davvero toccanti e persino struggenti, emerge per intero la personalità di un uomo “con le ali”. Una farfalla, insomma, pensante e ostinatamente convinta che non si è davvero liberi nella vita se non si segue l’istinto e quindi se non si va contro le regole, con rispetto ed educazione, se queste limitano la tua personalità. Dani non vuole fare male a nessuno. Ma neppure a se stesso. E una farfalla non può vivere in una gabbia, anche se dorata.

La Juventus è certamente un’azienda d’eccellenza. Chi arriva a lavorare per lei e con lei si sente onorato dal punto di vista del prestigio perché sa di appartenere ad una struttura di livello internazionale. La paga è ottima e le aspettative di successo sono sempre garantite. In ogni caso sempre di una “macchina” produttiva si tratta. Regole precise, talvolta ferree, e pochi margini per la creatività individuale sul piano delle relazioni interpersonali e dell’autonomia di pensiero. Ciascuna rotellina deve funzionare alla perfezione, anche la più piccola, altrimenti il meccanismo rischia di incepparsi. E’ ciò che per tutti i partecipanti al circo pretende il mondo del calcio contemporaneo, molto scientifico e poco umanistico e, diciamolo pure, umano.

E’ assolutamente normale che una “farfalla” si senta a disagio in una simile situazione. Specialmente ad un’età come quella di Dani Alves il quale non essendo più un ragazzino e dopo aver sperimentato il bello e il brutto della sua professione può permettersi il lusso di affermare che lui preferisce tornare a volare. Alla Juve resterà la soddisfazione di aver potuto avere, per un poco, con sé un campione con l’anima e le ali.