Da Magritte a Rubens e dalla Yourcenar a Simenon e, per non parlare di Carlo Magno, non è possibile dire che il Belgio sia stato avaro di personaggi importanti. Lo stesso sport, in particolare il ciclismo, ha regalato al mondo figure di primissimo piano nate sia nelle Fiandre che nel Vallone. Un popolo, quello belga, che solamente i francesi hanno sempre ritenuto intellettualmente “inferiore” e di fatto assolutamente provinciale.

Noi italiani con il Belgio abbiamo un rapporto piuttosto stretto per via specialmente della storia legata alla nostra emigrazione negli anni in cui migliaia di nostri connazionali erano costretti ad abbandonare la loro terra di origine per andare a lavorare nelle miniere di carbone sparse soprattutto intorno a Liegi. Un’italiana, donna Paola moglie di re Baldovino, fu addirittura regina di quel Paese. Il cantante Adamo era figlio del nostro profondo Sud. ll cioccolato belga, insieme con quello piemontese, è tra i più apprezzati al mondo e la sua lavorazione venne esportata proprio da Torino. Insomma, per questi e altri motivi, il fil rouge che unisce Belgio e Italia dovrebbe essere davvero solido e ben difeso.

Salvo poi doversi confrontare con certe “distrazioni” da parte dei belgi che fanno a cazzotti con il riguardo da loro dovuto nei confronti del nostro Paese e di una precisa storia. Diciamo che sono “sfigati” perché sono nuovamente ricaduti in quella “trappola” la cui esistenza ciascun belga non avrebbe mai dovuto dimenticare e che si chiama Heysel. A tutti noi italiani, non soltanto agli juventini, il solo fatto di dover pronunciare quel nome mette i brividi. Lo stadio che divenne luogo di mattanza e tempio di cordoglio planetario il quale non esiste più come struttura ma che resiste nel ricordo di ciascuno.

Allorchè venne abbattuto, anche per stemperare un poco i sensi di colpa delle autorità del Belgio giustamente accusate di sottovalutazione e di faciloneria organizzativa, e poi ricostruito con nuovo nome all’esterno di quella che era stata la “Curva Z” venne installata una targa “per non dimenticare” con incisi tutti i nomi delle povere vittime. Si poteva presumere che, sotto quella stele, vi fossero da allora e sempre fiori freschi forniti dal comune di Bruxelles. Macché.

Un europarlamentare italiano in visita allo stadio ha notato con sconcerto che proprio sotto la targa si trovavano allineati un numero esagerato di cassonetti per la raccolta della spazzatura. Non perché il “caso” fosse di gravità eccezionale ma certamente di “buon riguardo e creanza” il nostro rappresentante a Bruxelles sé affrettato a rendere pubblica la cosa con il supporto di circostanziate fotografie.

Ieri, dopo quarantotto ore dalla “denuncia”, i cassonetti sono scomparsi da sotto la targa di quelle che furono anche la tragedia dello stesso Belgio oltreché la vergogna degli hooligans inglesi. Sicuramente uno spregio non voluto, ma che si poteva tranquillamente evitare da parte dell’amministrazione comunale belga con un pizzico di maggiore attenzione e con una dose maggiore di conoscenza della propria storia.

@matattachia