Bryan Cristante, centrocampista dell'Atalanta e obiettivo di mercato della Juventus, ha raccontato se stesso in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Eccone alcuni passaggi.

BORUSSIA - "Muro? Andiamo per distruggerlo. Io non l’ho mai visto dal vivo e ho una certa attesa… Ricordo le coreografie che sono girate sui social: quella con il binocolo era pazzesca. No, paura mai. Se ce la giochiamo alla pari con le grandi in Italia, possiamo giocarcela alla pari anche con loro. Che cosa colpisce del Borussia? L’intensità. E l’attacco: sono rapidi, tecnici, sanno entrare in area, fanno gol. La loro forza è davanti, dietro molto meno. Reus, che è appena rientrato, e Schürrle. Ma noi li aggrediremo come sempre. La chiave della partita? Rimanere alla loro intensità, tenere in difesa e farli girare un po’ quando attacchiamo noi. Qualche buco là dietro si troverà, già lo vedo... E poi, sui calci piazzati, possiamo fare male.

VIAGGI - "Il più emozionante? Il primo con la prima squadra, in Repubblica Ceca per Viktoria Plzen-Milan. Avevo paura di parlare, davanti a tutti quei campioni. Quando ho esordito, mi sono detto “vai dentro e vediamo come va”. Ma non ero molto lucido... Se parliamo di quest’anno, Everton-Atalanta è stata speciale, con i nostri tifosi a bordo campo si sentivano tutti i cori".

TATTICA - "Se gioco tra i due centrocampisti, devo stare più bloccato. Se sono il trequartista, devo guardare la punta. Quando sta in area, io devo girare al largo. Quando si allarga, io devo occupare l’area. Poi conta l’istinto... Il più difficile da marcare? Icardi. La palla gli cade sempre in testa e non è un caso. Fa 100 movimenti, sa sempre dove arriva il pallone".

NAZIONALE - "I giovani in Italia non mancano. Possiamo creare un nuovo blocco per la Nazionale. Di Caldara, Petagna e Spinazzola mi fido, mi piacerebbe combattere con loro anche per l’Italia. E, fuori dall’Atalanta, mi piacciono Pellegrini e Goldaniga. Di Biagio non mi ha chiamato? È chiaro che mi avrebbe fatto piacere esserci ma io ero al Benfica. E a volte i giocatori all’estero si notano meno...".