La vittoria in finale di Coppa Italia contro la Lazio è il segnale di una stagione che, oltre a meritarsi l’appellativo “leggendaria”, ha evidenziato un netto cambiamento rispetto al passato. Dopo 20 anni di digiuno (dal 1995 al 2015), la Juventus è tornata a rivalutare un trofeo considerato a lungo come “minore”, qualcosa di troppo piccolo per assecondare i piaceri snob di una squadra ai vertici italiani ed europei. La prestazione dello stadio Olimpico, ancorché convincente, ha ribadito tuttavia la chiara gerarchia degli impegni bianconeri in questo finale di stagione. Lo dimostra l’atteggiamento dei giocatori, con il coro “Ce ne andiamo a Cardiff” gridato negli spogliatoi a pochi secondi dal fischio finale, ma soprattutto una certa condotta tattica e psicologica mantenuta fin dalle ultime settimane: all’orizzonte c’è il bersaglio più grosso di tutti, la Champions League, e la Juve ha già iniziato da mesi a preparare l’assalto.

45 MINUTI - Alex Del Piero, interpellato dopo il 3-1 subito dai bianconeri contro la Roma, commentò dagli studi di Sky: “Alla Juve nelle ultime partite è bastato giocare 45 minuti”. Lungi dal rappresentare una critica, la chiave di lettura dell’ex capitano è quanto di più vicino alla strategia portata avanti da Max Allegri. E’ accaduto contro il Napoli nel match di ritorno in campionato, contro il Monaco nella sfida casalinga delle semifinali di Champions League, persino nella partita con l’Atalanta: la Juventus è come un gigante, capace di tramortire subito gli avversari più deboli per poi lasciarli lì ad agonizzare, in attesa dello scadere del tempo. Non la vedrete mai infierire sui rivali, cercando una goleada che ribadisca la propria superiorità. In tutte queste sfide, dopo un primo tempo giocato ai massimi livelli, la squadra ha tirato il freno a mano, come impostata su una modalità “risparmio” che non permettesse alcuno spreco di risorse. Nervose, più che tecniche, perché - parola di Allegri - “in questo momento la tecnica e la tattica non conta più niente, ma è importante ricaricare le energie mentali”.

ENERGIE PREZIOSE - Il programma funziona alla perfezione contro squadre qualitativamente inferiori e con poche velleità di successo: ma quando di fronte al gigante si para un guerriero obbligato a giocarsi il tutto per tutto (la Roma, così come il Napoli nel ritorno delle semifinali di Coppa Italia), la sconfitta per la Juve diventa un’ipotesi concreta. Un rischio quasi calcolato, di fronte a una stagione che ha comunque visto i bianconeri cavalcare senza particolari problemi verso i due obiettivi nazionali. Persino ieri sera, contro la Lazio, il doppio vantaggio è risultato pienamente sufficiente ai campioni d’Italia per condurre stancamente la partita verso il suo esito. Come se la Juve avesse a disposizione una faretra enorme ma con frecce limitate, da preservare in vista della battaglia più importante. Quella di Cardiff, ovviamente, dove - stavolta è Bonucci a parlare - la squadra “dovrà giocare la migliore partita della storia”. Il 3 giugno il piano sarà portato, nelle speranze di tutti, a compimento: sarà finalmente grande Juve non più solo per 45, ma per 90 (o 120) minuti.

@mcarapex